Domenico Paladino, il poliedrico artista italiano contemporaneo conosciuto oramai da tutti con il suo soprannome di “Mimmo”, nacque nel paese di Paduli (provincia di Benevento) nel 1948. Diplomatosi presso il Liceo Artistico del capoluogo sannita nel 1968, Mimmo Paladino si avvicinò all’arte contemporanea proprio quando l’intero movimento artistico mondiale, insieme a tutti gli altri settori della società e della cultura, attraversa quella fase che fu subito percepita come rivoluzionaria, e che prese successivamente il nome di Rivoluzione del ‘68.

Il clima di fermento culturale che caratterizzò quegli anni si rifletté sul percorso artistico di Mimmo Paladino. L’artista iniziò a produrre opere fotografiche, per poi passare nella seconda metà degli anni ’70 alla pittura, con tecniche d’avanguardia mirate a catturare lo spettatore intrappolandolo in un dedalo d’immagini astratte e oniriche ma sempre spazialmente ben definite e costruite. Tuttavia, la fase pittorica di Mimmo Paladino è caratterizzata da una costante evoluzione verso qualcosa che la pittura non è più in grado di dargli: la terza dimensione. E’ questa la chiave di lettura della sua produzione pittorica sino al termine degli anni ’80, una pittura caratterizzata da segni geometrici e da una ricerca della tridimensionalità nel tratto, che troverà la definitiva consacrazione di Mimmo Palladino come scultore a partire dal 1988, data nella quale nella sala personale realizzata per la 73sima edizione della Biennale di Venezia, Mimmo Palladino affiancherà ai suoi dipinti le sue prime sculture realizzate principalmente con fusioni in alluminio o in bronzo, ma anche con altri materiali più comuni come ad esempio il legno, il rame e il ferro.

La scultura di Mimmo Paladino riprende le caratteristiche di base che costituirono, sin dalle sue prime opere beneventane, l’essenza del suo messaggio artistico che si può riassumere con la parola “simbolo”. Le sue sculture, infatti, oltre a prestarsi volutamente a diverse interpretazioni non sono mai d’immediata comprensione per l’osservatore. Mimmo Paladino vuole che lo spettatore rielabori i simboli esteriori con cui le sue opere si mostrano al pubblico per scoprire il loro profondo e reale significato. Il messaggio nascosto, sempre enigmatico e alle volte persino insondabile, è comunque legato alle emozioni più intense legate alla vita e al mistero della morte. E’ una scultura, quella di Mimmo Paladino, che usa materiali, tecniche e ricorre talvolta ad installazioni tipiche dei movimenti della neo avanguardia ma che riconduce alla fine il messaggio alle sfere tradizionali, insite in ognuno di noi anche quando non ammiriamo le sue opere, dell’eterna contrapposizione fra la vita e la morte, fra l’essere e lo sparire.

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