Cyprien Gaillard

Cyprien Gaillard è attualmente uno dei giovani artisti più riconosciuti sulla scena internazionale dell’arte contemporanea. Con i suoi soli 31 anni può vantare una brillante carriera costellata da numerose mostre ed importanti premi riconosciuti a livello mondiale, tra gli ultimi: il Premio “Marcel Duchamp 2010” conferito dall’ADIAF (Associazione per la Diffusione dell’Arte Francese), in collaborazione con il Centro Pompidou nell’ambito della Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Parigi. Attualmente, grazie alla vittoria del premio Marcel Duchamp, il Centro Pompidou espone una sua personale.

Quest’anno è stato invitato a partecipare alla cinquantaquattresima Biennale di Venezia negli spazi del padiglione centrale.

L’ultimo importante riconoscimento l’ha ottenuto con il suo film Artefacts, vincendo  il “Premio della Galleria Nazionale per i giovani artisti” a Berlino, città in cui l’artista ha scelto di vivere da alcuni anni.

Gaillard nasce a parigi nel 1980, studia arti visive alla scuola cantonale di Losanna in Svizzera, che conclude nel 2005. Immediatamente il suo lavoro ha riscontrato forte interesse da parte dei professionisti e della critica d’arte, ancora studente espone nella galleria parigina Nuit d’encre, e da questo momento la sua carriera conosce una rapidissima e costante impennata. Attualmente è rappresento in Francia da Bugada & Cargnel, in Germania da Sprüth Magers ed in Gran Bretagna da Laura Bertlett.

Gaillard sviluppa una pratica artistica ricca e varia, che va dall’incisione al video, passando per la pittura, la fotografia, l’installazione o ancora la performance.

Cyprien Gaillard non corrisponde allo stereotipo dell’artista che lavora chiuso nel suo studio, ma attraversando il mondo con i sui viaggi cerca di confrontarsi fisicamente e interiormente ai paesaggi, naturali ed urbani, che cattura così come sono. Centro della sua opera, appunto, sono i paesaggi caratteristici delle periferie con la loro architettura modernista fatta di grandi insiemi di colossali stabili in cemento armato.

Si interessa alle complesse relazioni che intercorrono tra architettura e natura e sviluppa una riflessione basata sull’intervento dell’uomo nel paesaggio e sulle tracce che questi imprime in esso, analizzandone la particolare interazione tra tempo e materia, riallacciandosi al discorso dell’entropia di Robert Smithson, approdando così al motivo romantico della “rovina”. Le sue “rovine” sono però quelle dell’architettura modernista, che negli anni ‘50 ‘60 o ‘70, si ergevano come utopia di una vita sociale perfetta, mentre adesso sono diventati il simbolo del malessere della periferia, le attuali politiche statali vertono quindi ad una cancellazione massiva di questi edifici, considerati come degli errori del passato. Gaillard si pone in un’ottica di “testimone cosciente” di questa tendenza attuale, considerandola un atto di vandalismo pubblico. In queste demolizioni, che sono spesso al centro della sua opera, egli vede la fine degli ideali architettonici, sociali e politici del Modernismo. Registrando le demolizioni tramite i supporti fotografici o video, egli si pone come un archeologo della contemporaneità, che cataloga i reperti archeologici di domani.

Quest’estetica del vandalismo la ritroviamo nella sua pratica artistica: in alcune sue video-performances intitolate Real Remnants of Fictive Wars vandalizza diversi tipi di paesaggi con grandi estintori industriali o presenta opere canoniche di paesaggi deturpate da colpi di pittura bianca (the new picturesque); ma partendo da tutta questa violenza Gaillard riesce a esternare la paradossale bellezza di questi paesaggi deturpati, reinventando un moderno concetto di pittoresco e sublime romantico.

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