Mese: Ottobre 2012

L’astrattismo

L’Astrattismo è quel movimento artistico nato in Europa verso il 1910 che abbandona totalmente la rappresentazione reale delle cose, concentrandosi sulla semplificazione e stilizzazione delle forme.

Eliminato il soggetto e la sua rappresentazione, l’arte astratta intende esprimere la psicologia e l’emotività dell’essere umano, donando al colore, non più subordinato alla forma o al disegno, nuova veste e piena dignità.

Così come l’artista, anche l’osservatore, dinanzi alle opere astratte, conduce un’interpretazione libera, secondo il proprio giudizio soggettivo.

All’interno dell’Astrattismo di distinguono due diverse correnti: l’Astrattismo lirico e l’Astrattismo geometrico.

L’Astrattismo lirico è caratterizzato da una funzione espressiva e simbolica del colore.

Ampio spazio viene lasciato all’universo interiore ed alla fantasia personale dell’artista, che si evidenzia anche dalle tonalità e dai segni stesi sulla tela.

Tra gli esponenti di questa corrente è sicuramente da citare Vassily Kandinskij, nelle cui opere prevale un’esigenza “lirica”, che facendo leva sul potere evocativo ed emotivo del colore, dà vita ad assonanze e dissonanze che traggono ispirazione dal mondo musicale.

Per sua dote naturale, Kandinskij ha infatti una particolare predisposizione per la musica, e una straordinaria capacità di distinguere i timbri degli strumenti e le loro differenti relazioni con la psicologia dell’ascoltatore, così che ne deriva come logica conseguenza il suo interesse per lo studio dei rapporti tra suono e colore.

L’Astrattismo geometrico è segnato invece dalla presenza di forme realizzate geometricamente, e da un rigore e controllo razionale dell’espressione.

Il pittore più rappresentativo di questa corrente è Piet Mondrian, il quale nei suoi lavori porta alle estreme conseguenze il processo di riduzione e di decomposizione delle immagini cubiste, ponendo in essere un’arte i cui elementi strutturali sono limitati alle linee orizzontali e verticali, ai colori primari giallo, rosso e blu, al bianco della tela e al nero della griglia di linee.

Un ulteriore sguardo sull’arte contemporanea

Con il termine “contemporaneo” ci si riferisce generalmente all’arte creata nel presente, all’arte quindi strettamente connessa alla vita di tutti i giorni, di cui noi stessi siamo testimoni spesso inconsapevoli.

Arte in movimento, in evoluzione, e per ciò stesso non facilmente catalogabile e storicizzabile, essendo in pieno e continuo svolgimento.

La difficoltà di definire criticamente l’Arte Contemporanea va considerata indubbiamente anche alla luce della mancanza di una scuola artistica prevalente riconosciuta da storici dell’arte, critici ed artisti.

Possiamo tuttavia indicare gli anni ’60 del secolo scorso come il punto di transizione dall’Arte Moderna a quella Contemporanea. A partire da quel periodo molte sono le correnti artistiche che si sono sviluppate, determinando lo sviluppo dell’arte stessa negli anni successivi: l’Arte Concettuale,la BodyArt, l’Optical Art, l’Arte Povera,la PopArt, per fare qualche esempio.

L’arte Contemporanea vede la nascita di opere prodotte mediante l’utilizzo di tecniche e linguaggi interdipendenti : pittura, fotografia, scultura, videoarte, performance, installazioni,  per citarne alcuni.

Tralasciando la pittura e la scultura, forme d’arte storicamente consolidate, e la fotografia, anch’essa oramai accettata pienamente, concentriamo la nostra attenzione sulla videoarte, la performance e l’installazione, di più recente “acquisizione”.

La videoarte, la cui origine è datata negli anni ’60, è un linguaggio artistico fondato sulla creazione e riproduzione di immagini in movimento attraverso l’utilizzo di video.

Complice un crescente sviluppo tecnologico, la tradizionale tecnica artistica viene rifiutata a favore della sperimentazione di nuovi mezzi, mettendo così in discussione il concetto stesso di opera d’arte, e travalicando gli usuali schemi espressivi.

La performance, invece, nata negli anni ’70, è una forma artistica nella quale l’opera è costituita dall’azione di un individuo o di un gruppo, in un luogo particolare e in un momento particolare.

In altre parole essa può essere data da una qualsiasi situazione in cui sono coinvolti quattro elementi base: tempo, spazio, il corpo dell’artista e la relazione che viene a stabilirsi tra artista e pubblico. Ciò in netta contrapposizione alla pittura ed alla scultura, ove l’opera è rappresentata da un oggetto.

L’installazione è un genere di arte visiva sviluppatasi anch’essa a partire dagli anni ’70.

Trattasi di un’opera d’arte, anche tridimensionale, che comprende media, oggetti e forme espressive di qualsivoglia tipo “installati”in un determinato ambiente.

Soggetto principale della precitata tecnica artistica è il fruitore: scopo dell’installazione, difatti, è quello di sollecitare la percezione dello spettatore, “coinvolgendolo”nell’opera d’arte stessa sino a farlo divenire parte integrante del lavoro.

Il Graffitismo

Tra le più recenti correnti artistiche, presenti nel panorama dell’arte contemporanea, un’analisi attenta merita il Graffitismo.

Nato negli Stati Uniti nei primi anni ’70, raggiunge la piena maturità stilistica a metà degli anni ’80.

Sorto come corrente innovativa, rappresenta una rottura con l’arte tradizionale, sebbene poi acquisti in seguito tutte le caratteristiche di ogni altro movimento artistico, perdendo il suo originario significato “metropolitano”.

L’aspetto innovativo del Graffitismo sta nel supporto con il quale vengono create le opere, che non è dato da tele o da tavole, bensì da vagoni ferroviari e pareti del tessuto urbano, utilizzati come veicolo espressivo della propria creatività.

Importante è anche il target, rappresentato dal pubblico “di massa”, senza alcuna ricerca dell’appoggio di critici o galleristi.

Questa nuova espressività, fatta di immagini sintetiche, di colori accesi e contrastanti, e di un crudo linguaggio fumettistico, fa sì che l’uomo “riadatti”la propria percezione verso una nuova forma estetica, producendo quindi una diversa lettura della realtà, una visione critica della stessa.

Ed è questa immediatezza e questa spontaneità la ratio del Graffitismo: esso infatti nasce come un’impellente esigenza di ribellione ai fenomeni artistici legati alle industrie ed alle opere in serie, che si erano consolidati sul finire degli anni ’60.

Comincia inizialmente come arte di strada di esclusivo appannaggio dei giovani newyorkesi di colore, che fanno comparire sui muri della città scritte ed immagini realizzate con bombolette spray.

Lo spazio urbano, fatto di tunnel, stazioni e metropolitane, diventa il luogo per denunciare il disagio sociale diffuso soprattutto nei quartieri periferici, disagio patito dalle classi deboli a causa di un divario economico e culturale sempre più evidente.

Come interpreti importanti del Graffitismo vanno citati Keith Haring e Jean-Michel Basquiat,

che cercano nel tessuto cittadino le superfici adatte alle loro creazioni artistiche, utilizzando un linguaggio espressivo che diviene vero e proprio mezzo comunicativo.

Haring adotta una comunicazione che vuole esprimere tutti i disagi dell’essere contemporaneo: gli omini in frenetico movimento, i robot, i cani che abbaiano contro il video del televisore, sono il suo modo di denuncia verso il dominio tecnologico che omologa ed opprime, rappresentano una metafora della società nella quale l’uomo è la vittima di un esasperato consumismo.

Basquait, invece, realizza opere spontanee e dalla forte carica segnico-gestuale, in cui  compaiono figure primitive, frasi sparse e formule scientifiche, su fondi accesi e policromi.

Ciò è espressione della New York sotterranea, della caotica vita di strada, una realtà ben nota all’artista.

La Transavanguardia

Tra le tendenze artistiche più recenti, presenti nel panorama dell’arte contemporanea, si distinguela Transavanguardia.

Nato nei primissimi anni ’80, è un movimento artistico italiano che propugna il recupero della figurazione e della tradizione pittorica, arricchito da atteggiamenti ispirati all’ironia ed al citazionismo.

Vede i suoi tratti distintivi nel ritorno alla manualità, e nella totale assenza da qualsivoglia norma, ideologia o potere da parte dell’artista, che è libero di adottare, di volta in volta e di opera in opera, stili diversi, all’insegna dell’eclettismo.

Il temine “Transavanguardia”, volutamente ambiguo ed anomalo, è coniato dal critico Achille Bonito Oliva, ed ha come protagonisti un quintetto di artisti: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria e Mimmo Paladino.

Soffermiamo la nostra attenzione sul promotore del movimento artistico in esame.

E’ difficile, se non impossibile, racchiudere e sintetizzare in poche righe l’intensa vita ed attività di Achille Bonito Oliva, personalità di indubbio spicco e rilievo nel panorama artistico.

Nato a Caggiano, Salerno, nel 1939, dopo aver inizialmente aderito al noto Gruppo 63, con la pubblicazione di due raccolte di poesie legate a quell’esperienza intellettuale, si dedica poi con costanza e continuità alla critica d’arte, rivoluzionando il concetto stesso di critico, che viene così ampliato ed innovato.

Egli ritiene infatti che il critico non debba meramente sostenere una sola poetica o mediare tra l’artista ed il pubblico, come in precedenza, ma al contrario debba essere una fucina di idee affiancandosi all’artista con funzione creativa, senza giungere all’identificazione in un unico movimento artistico.

Curatore di numerose mostre, tra cui citiamo “Aperto ‘80”, del 1980, e “Transavanguardia italiana e americana”, del 1982, che decretarono l’affermazione dell’omonimo movimento artistico, Achille Bonito Oliva è anche prolifico autore di saggi teorici sull’arte. Ricordiamo “L’ideologia del traditore. Arte, maniera, manierismo”, del 1976; “La transavanguardia italiana”, del 1980, “Il sogno dell’arte. Tra avanguardia e transavanguardia”, del 1981; “Il tallone d’Achille. Sull’arte contemporanea”, del 1988; “Oggetti di turno: dall’arte alla critica”, del 1997.

E’ stato inoltre insignito di numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il premio della critica “Flash Art International” (1982), il premio del giornalismo internazionale “Certosa di Padula” (1985), il premio internazionale per la critica d’arte “Valentino d’Oro”(1991), il premio “Europa Festival”di Locarno (1995), il premio “Festival di Giffoni Vallepiana” (1996), ed il premio “Fregene perla Saggisticae Critica d’Arte” (2000).

Dal 1968 vive a Roma, dove insegna Storia dell’arte contemporanea alla Facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza”.