E’ prossima alla chiusura la mostra “About fashion victims”di Cristina Mandelli.

Inaugurata giovedì 15 Marzo presso lo spazio Antonioli di Torino, in Piazza Carlo Emanuele II, 19, terminerà infatti il 31 dello stesso mese.

Dopo Milano e Lugano, Claudio Antonioli ha portato nella città torinese l’eleganza e la filosofia del suo stile, che si sposa perfettamente con la ricercatezza delle firme proposte.

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Capi certamente costosi, ma anche abbigliamento proposto da brand emergenti, e pertanto dalle cifre più contenute e di conseguenza alla portata di più tasche.

Il tutto in una boutique dal design minimal – alternativo, dove prevalgono i colori “notturni”: il nero, il grigio, il blu ed il marrone.

Il risultato è un ambiente di gusto, raffinato e di forte richiamo.

Lo spazio Antonioli parte dalla premessa delle tante sfumature artistiche presenti nella moda, e sulla base di tale punto di vista ospita al suo interno artisti che siano in linea con gli stili proposti.

In quest’ottica si inserisce la personale di Cristina Mandelli, che dipinge e disegna per raccontare un mondo fantastico, che simboleggia un vissuto interno. Le sue emozioni, i suoi stati d’animo più reconditi, e per tal motivo più veritieri, più autentici, ma anche le sue inquietudini, trapelano infatti dalle sue opere.

Un io puro, nudo, emerge dai suoi tratti, dalle creature che realizza, vestite di abiti dalle linee rigorose, eppur morbide.

Forte richiamo per la giovane artista è rappresentato dai trattati di anatomia e dalla grafica di antiche stampe, ove alcuni particolari del corpo sono riprodotti fedelmente.

Questa è la ragione per la quale è privilegiato il disegno a china in bianco e nero, perché importante è la precisione e la nettezza dell’espressività della tradizione grafica.

La rigorosità di Cristina Mandelli, tuttavia, non è aliena dalla contemporaneità, della quale le sue opere sono imbevute.

 

Arte-Aperitivo America's Cup - Personale di Maria SabettiHappy hour artistico a Napoli venerdì 13 Marzo.

Presso “La Locanda del Nero”, in Via Chiatamone 53, a pochi passi dal lungomare partenopeo, l’artista Maria Sabetti, originaria di Bagnoli, ha inaugurato la sua personale con opere in terraglia e ferro, incisioni e dipinti ispirati al tema marino.

Fil rouge di questo evento svoltosi in occasione dell’America’s Cup a Napoli è stato infatti il mare, la sua forza e la sua immagine di libertà, da sempre vanto della città campana.

Ma non si è trattato del consueto happy hour abbinato ad un’esposizione: l’arte e il cibo si sono sposati perfettamente in questa iniziativa, coinvolgendo due forme artistiche diverse, quella artistica e quella culinaria.

Un modo certamente originale e innovativo per contribuire a rilanciare Napoli a livello internazionale, e per coinvolgere napoletani e turisti in visita alla città.

Una nuova forma di attrazione e di richiamo, che ha costituito un momento di svago, di incontro, di evasione, ma soprattutto, per il visitatore di turno, un modo per conoscere l’ottimo cibo e la straordinaria “vena artistica” napoletana, talvolta trascurata o poco incentivata.

La Locanda Del Nero, ristorante già noto ai “locali”, si è trasformato per qualche ora in una piccola galleria d’arte, in un piccolo tempio artistico, dove gli assaggi dei prelibati prodotti nostrani sono stati accompagnati dall’estro di Maria Sabetti, che ha trasmesso nelle sue opere l’amore e la passione per il mare, per i suoi colori e per quelli della sua terra natia, connotando pertanto l’esposizione di un forte attaccamento alle proprie radici.

I tanti eventi collaterali all’America’s Cup si sono quindi arricchiti di un’altra tappa, donando alla manifestazione sportiva tanto attesa in città un ulteriore motivo di slancio e di condivisione: sentimenti, questi ultimi, che hanno caratterizzato tutta la settimana dedicata a tale singolare evento.

Fino al 25 Aprile, presso il Reale Albergo delle povere di Palermo, in Sicilia, sarà visitabile la mostra “Artedonna: cento anni di arte femminile in Sicilia 1850 -1950”, un vero e proprio omaggio all’arte femminile, celebrata da 33 pittrici, attive nell’isola tra il 1850 ed il 1950, perchè nate in Sicilia in quel periodo, o perchè giunte per seguire i mariti che facevano ritorno alla terra natia.

Curata da Anna Maria Ruta, l’esposizione raccoglie 170 dipinti, tutti di grandi spessore, provenienti da collezioni private e pubbliche, che intendono ricostruire il percorso operativo delle signore dell’arte siciliana, all’interno di un periodo storico-culturale di grandi trasformazioni e mutamenti politici.

Citiamo le tele di Ida Nasini Campanella, O’Tama Kiyohara, Elisa Maria Boglinio, Herta Schaeffer Amorelli, Adelaide Atramblè e Carla Accardi, una delle capostipiti dell’arte contemporanea nazionale ed internazionale.

Un’esposizione, quella di”Artedonna”, irripetibile ed imperdibile, perchè mostra il contributo, spesso nascosto o trascurato, che le donne hanno dato all’arte.

Celebrate nel mondo della pittura come mogli devote, muse ispiratrici, o astute consigliere, sono state infatti spesso relegate ai margini a favore della più classica produzione artistica maschile.

Questa mostra, invece, riscatta ampiamente la categoria femminile, rendendo ad essa giustizia con dipinti rappresentanti donne e realizzate esclusivamente da donne: mogli, madri, figlie, amiche, colte nella loro quotidianità ma anche in momenti di festeggiamenti.

Sono affreschi di particolare intensità ed eleganza: sottolineiamo, ad esempio, “Autoritratto con cappello”, di Pina Calì, e “Raffaella al mare”, di Ida Nasini.

Tanta introspezione e intimità, fatta di sguardi pensosi o sfuggenti, di pose domestiche e braccia conserte.

“Artedonna”, allestita dall’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Sicilia e inserita nel cartellone del Circuito del Mito, è ospitata presso un ex convento settecentesco che un tempo accoglieva ragazze sole ed emarginate.

Decimo Parallelo Nord - Fotografia Contemporanea da India e SudamericaProseguirà fino al 29 Aprile la mostra “Decimo Parallelo Nord – Fotografie da India e Sudamerica”. Inaugurata il 18 Febbraio scorso presso l’ex Ospedale Sant’Agostino, a Modena, è promossa da Fondazione Fotografia e curata da Filippo Moggia.

L’esposizione presenta le ultime acquisizioni della collezione internazionale di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, tappe di un percorso che dal 2008 sino ad oggi ha interessato l’Estremo Oriente, l’Europa dell’Est, il Medio Oriente e

l’Africa.

Mentre in Europa dilaga la recessione, India e Sudamerica – idealmente collegate dal decimo parallelo – vivono un periodo di intenso boom sia economico che artistico.

Seppur geograficamente distanti, le due zone presentano numerosi punti in comune, riscontrabili in questo confronto fotografico: osservando le opere, infatti, le differenze culturali si annullano, “fondendosi” proprio nel Decimo Parallelo Nord.

Forti ed intense sono le similitudini, sia tematiche che formali, perché approcciano con disinvoltura e senza pesantezza argomenti spesso dolorosi, restituendo tuttavia assai delicatamente – capacità, quest’ultima, sicuramente rara – pensieri ed emozioni, “catturandoli” in immagini.

Oltre cento opere presenti in questa esposizione, per 22 artisti:

Samanta Batra Metha, Nikhil Chopra, Priyanka Dasgupta, Amar Kanwar, Farina Salma Alam, Ketaki Sheth, Sudarshan Shetty, Dayanita Singh, Raghubir Singh, Vivan Sundaran (tutti provenienti dall’India);

Claudia Andujar, Adriana Bustos, Luz Maria Bedoya, Matias Duville, Laura Glusman, Parco Pando, Ishmael Randall Weeks, Sara Ramo, Rosangela Rennò, Mauro Restiffe, Sebastian Szyd, David Zink Yi (tutti provenienti dal Sudamerica).

L’ex Ospedale Sant’Agostino è sorto per volere del Duca d’Este Francesco III nel 1753.

Rimasto in funzione per oltre due secoli, è stato poi riqualificato tra il 2007 ed il 2008 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che lo ha trasformato in un “nuovo luogo della cultura”, progetto, quest’ultimo, che rappresenta una delle iniziative di recupero più importanti realizzate a Modena.

Filin, Fotografias De CubaIl 22 Marzo è stata inaugurata, presso l’Instituto Cervantes di Napoli, in collaborazione con la galleria D.A.F.N.A., la personale di Ana Gloria Salvia, dal titolo “Filin, fotografias de Cuba”.

L’artista, nata a Holguin, Cuba, nel 1973, attualmente vive e lavora a Parigi, conosciuta nel 1998 e nella quale si trasferisce nel 2000, perché travolta dal fascino e dalla magia della città.

Dopo aver frequentato un Master in Lingua, Letteratura e Civiltà Romanza alla Sorbona, si dedica completamente all’arte; espone al Centro di Arte Contemporanea della città di Holguin nel 2010, e nell’anno successivo presso la galleria D.A.F.N.A., sita in Napoli.

Nella mostra “Filin, fotografias de Cuba”, visitabile fino al 26 Aprile, l’artista cubana presenta un ciclo di foto, sia a colori che in bianco e nero, e un video, realizzati a Cuba tra il 2010 ed il 2012.

Il filin – termine che nasce dall’inglese feeling – è il meno noto, ma più profondo dei generi musicali cubani.

E’ sentimento, sensibilità e amore, elementi, questi che pervadono l’animo di Ana Gloria Salvia, che “cattura” nei suoi scatti l’essenza delle sue origini, della sua terra natia.

L’obiettivo fotografico viene adoperato per il profondo desiderio di “cristallizzare”, di “intrappolare” la realtà, imprimendola negli occhi e nel cuore.

Sia una narrazione che una tecnica quasi pittorica trapela infatti dalla personale di questo giovane talento, che cerca con le sue opere di capire Cuba, di “viverla”.

Attraverso il percorso espositivo, il visitatore entra in contatto con una cultura diversa, quella ispanica, e ne introita le sensazioni e le suggestioni, lasciandosi emozionare.

La sala mostre dell’Instituto Cervantes, sito in Via Nazario Sauro 23, è un’istituzione creata dallo Stato spagnolo nel 1991 per promuovere e diffondere la lingua e la cultura spagnola, e per favorire lo sviluppo degli scambi culturali in tutto il mondo.

 

ICone - CYOP&KAF I loro disegni sono già conosciuti per essere presenti sui muri del centro antico e della periferia di Napoli, tra i vicoli e le strade della città.

Ma sono stati ospitati presso la galleria Hde di Piazzetta Nilo 7 sino al 5 Aprile ultimo scorso.

Si tratta dei writers napoletani Cyop&Kaf e la mostra si chiama ICone, dove il rigore si fonde con l’immaginazione, secondo le parole degli stessi artisti.

25 le opere esposte: tavole eseguite in acrilico e tempera su legno, in cui prevalgono il rosso, il blu ed il color oro. Il “marchio di fabbrica” è sempre il graffito metropolitano, anche se rivisitato, perché il graffito è politico, così come politica è la scelta dei writers di fare arte in strada, intervallando di tanto in tanto tale scelta con esposizioni “al chiuso”, come nel caso di

ICone appunto.

Le immagini sono cupe, a tratti inquietanti, frutto del disagio dei nostri tempi.

Probabilmente, tuttavia, lasciano trapelare caratteri e segni meno “scioccanti”, propri per esempio dell’esposizione avutasi al Largo Baracche ai Quartieri Spagnoli qualche anno fa.

Rappresentano il clima culturale che si respira nella città, il degrado, la problematicità latente.

Non sono assolutamente opere di facile lettura, e nemmeno pretendono di esserlo: solo, non vanno demonizzate aprioristicamente.

La mostra è stata inaugurata lo scorso 16 Marzo nel cuore della città partenopea, presso la predetta galleria Hde, nata nel 2006 con l’obiettivo di promuovere eventi artistico – culturali, valorizzando le attività di ricerca nei settori dell’arte, dell’architettura e della letteratura.

E sicuramente la mostra dei writers napoletani, dall’identità ancora sconosciuta – forse un duo, forse una sola persona, forse un insieme di persone – contribuisce ad essere ancora un’altra goccia nello sterminato oceano della creatività artistica e dei tanti modi per esprimerla.

IO SONO. Talking and Sensory Paints -  Paints Personale Di Pittura di Olga Marciano

E’ prossima alla chiusura la personale di Olga Marciano dal titolo “Io sono”.

Allestita presso l’ex Museo del Falso, all’interno delle sale dell’Archivio dell’Architettura Contemporanea di Salerno, in via San Benedetto, è stata inaugurata il 4 Aprile scorso, e chiuderà i battenti il giorno 8.

Patrocinata dal Comune di Salerno, rappresenta un nuovo ed innovativo modo di fruizione dell’arte, che travalica la tela intesa come “sede” dell’opera.

Con l’utilizzo della voce e di passaggi multisensoriali, infatti, l’artista realizza “quadri parlanti”, cercando di sviluppare tra l’opera stessa e il visitatore un percorso narrativo, all’interno del quale il soggetto raffigurato saluta, presentandosi al pubblico e raccontando se stesso. In tal modo si stabilisce una relazione opera – visitatore, che conduce quest’ultimo in una dimensione immaginaria e fantastica. Si potrebbe persino parlare di una sorta di empatia, e di “partecipazione” all’intimo messaggio e pensiero trasmesso dal dipinto.

Un nuovo coinvolgimento, dunque, non più “localizzato” al quadro, alla tecnica e ai colori adoperati dall’artista, e alle emozioni che il lavoro
La mostra costituisce un viaggio all’interno dell’universo femminile: tutte le opere, infatti, che hanno nomi di donne (Miriam, Alice, Marina..) ritraggono figure simbolo di determinate categorie, a partire da Wilma e giungendo alle donne dei giorni nostri.stesso può suscitare, ma vertenti su più piani, su più sensorialità.

L’artista Olga Marciano, nata a Salerno nel 1962, è laureata in Giurisprudenza con 110 e lode, ma ha sin dalla più tenera età manifestato interesse per la pittura.

Dal 2006 comincia a prendere parte a varie esposizioni e a organizzare mostre.

Attraverso la pittura, l’artista entra in contatto con le sue emozioni più autentiche e veritiere,

si allontana dal trambusto quotidiano per ritrovare pace e serenità.

Nelle sue tele, dai colori vividi e netti, emerge sempre una femminilità discreta e raccolta.

Janus TravestitoLo scorso venerdì 9 Marzo la Galleria Annarumma, sita in Via Carlo Poerio 98, Napoli, ha inaugurato “Janus Travestito”, la prima personale italiana del giovane artista americano dal nome in codice Carter.

Già conosciuto al pubblico artistico americano ed europeo, ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, tra cui citiamo “Erased James Franco”,  MoMa, New York, e Tate Gallery, Londra; “Peripheral Vision and Collective Body”, Museo d’Arte Contemporanea, Bolzano; ”Stasis/Front”, Salon 94, New York.

Classe 1970, Carter attualmente vive e lavora a New York, e per questa sua prima esposizione in Italia ha scelto la città partenopea, presentando una serie di opere pittoriche a tecnica mista.

Fulcro e filo conduttore della sua ricerca è l’identità dell’uomo, rappresentata nei suoi lavori, siano essi disegni, quadri, sculture, fotografie, o video, attraverso particolari del corpo umano: teste, nasi, occhi.

In “Janus Travestito” l’artista si concentra sulla testa, la parte anatomica che più identifica un corpo, raccontando la sua storia: dipinte ad acrilico e china e dalla forte connotazione materica, le tele realizzate per questa esposizione presentano bianchi drappi di cotone squarciati e lacerati, che coinvolgono il visitatore, quasi invitandolo a scrutare dentro, a guardare oltre la superficie pittorica, scoprendo cosa si cela nell’opera, e dietro la maschera dell’uomo comune.

Fil rouge della suddetta personale è dunque l’eterna lotta tra l’essere e l’apparire, concetto questo più volte argomento letterario, e che invece con Carter si riveste di una palpabilità, perché si fa attuale, frutto di paure figlie dei nostri giorni, dei tempi odierni.

La sensazione di horror vacui è tuttavia smorzata da piccole e tenui cromaticità, che agevolano il superamento dell’iniziale senso di smarrimento esistenziale che si prova

interfacciandosi con i lavori presenti negli spazi della galleria.

La personale di Carter, visitabile fino al 30 Aprile, rappresenterà senza dubbio occasione di riflessione.

LichtkammerLo scorso 10 Marzo è stata inaugurata presso la galleria Swing di Benevento, sita in Via Arcivescovo Pacca 14 – 16, “Lichtkammer”, la personale di Harry Thaler.

Designer altoatesino, è nato a Merano nel 1975 e vive e lavora tra Merano e Londra.

In questa esposizione, curata da Antonella Palladino, l’artista si relaziona con elementi e materiali che hanno rappresentato un territorio o un’epoca, assurgendone a simbolo.

Il “tradizionale”, il “vecchio”, viene reinterpretato, assumendo una nuove veste, senza però perdere la propria identità.

Anche una semplice idea, come un quadrato di seta e le svariate combinazioni che si possono realizzare con questo pregiato materiale, costituisce il punto di inizio, la genesi, dei suoi lavori.

Ed è proprio la pregiatezza dei tessuti la protagonista di questa personale.

Il designer infatti ha stabilito un legame con il territorio campano e soprattutto con il Real Sito di San Leucio, patrimonio UNESCO dal 1997.

Attento quale è al recupero e al consumo sostenibile, ha utilizzato tuttavia solo gli scarti di questi pregiati tessuti: damaschi, liserè, che tra le sue mani hanno assunto nuova foggia,

conservando però la propria “anima”, la propria essenza.

Citiamo la serie di lampade di acciaio, rivestite, mediante un sistema di piegatura manuale,

di scampoli di seta.

Va sottolineata la prestigiosa industria tessile Fratelli Bologna e Marcaccio, che ha fornito i tessuti utilizzati per questa mostra.

Con la sua personale Harry Thaler ha dimostrato che il design industriale e l’artigianato possono sposarsi e trovare un’armoniosa sintonia.

Un’unione e contaminazione tra i linguaggi perfettamente riuscita.

Obiettivo, quest’ultimo, che incontra quello proprio della galleria Swing, che dal 2011, anno della sua nascita, si è distinta come luogo dedicato alla ricerca nel design contemporaneo.

Nomi noti ed emergenti sono proposti e promossi dalla galleria, che ospita la personale in oggetto sino al 5 Maggio.

 

Fino al 20 Aprile sarà visitabile la personale di Vincenzo Iodice, dal titolo “Periferie Interiori”.

Inaugurata il 4 Marzo ultimo scorso presso la Galleria d’arte contemporanea Pagea sita in Via Concilio 50 ad Angri, Salerno, è organizzata in collaborazione con Apollonia Ateliers e curata da Marco Alfano.

Classe 1981, l’artista, nato a Marcianise (Caserta), si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziando il suo percorso espositivo presso lo Spazio 81 di Aversa nel 2009, anno al quale sono seguite altre esposizioni, tra cui citiamo Magmart, rassegna internazionale di video arte svoltasi al Pan di Napoli nel 2010, ed al Cam di Casoria l’anno successivo.

Pittore, scenografo e video-artista, in questa mostra Vincenzo Iodice presenta circa 20 opere, frutto del lavoro degli ultimi due anni.

Tali opere incarnano le offese e le ferite inferte al paesaggio dalla società post-industriale. La pittura è volutamente aspra, segno dell’umanità dolente delle periferie e dell’animo profondamente lacerato.

Prevalgono i toni grigi per rappresentare l’area urbanizzata tra Napoli e Caserta, intervallati da qualche sprazzo di colore che cattura l’attenzione del visitatore. Ma la bellezza delle opere, anche se scarna, trapela in tutta la sua solennità.

Ciò si riscontra, ad esempio, nel grande ripetitore d’acciaio del Santuario di San Michele, che sovrasta la valle di Maddaloni, e nei cieli attraversati da improvvisi bagliori.

Sono immagini che invitano alla riflessione, al raccoglimento, a momenti di intima meditazione.

La Galleria d’arte contemporanea Pagea, location presso cui è allestita la personale in oggetto, ha sino ad oggi ospitato pittori e scultori, spianando la strada alle arti pittoriche e figurative.

E’ un luogo aperto ad iniziative culturali e a tutti coloro desiderino esporre i propri lavori.

Una struttura, dunque, che crede nell’arte e che è a favore dell’arte, quale importante patrimonio da preservare, promuovere ed incentivare.