Tra le più recenti correnti artistiche, presenti nel panorama dell’arte contemporanea,un’analisi attenta merita il Graffitismo.

Nato negli Stati Uniti nei primi anni ’70, raggiunge la piena maturità stilistica a metà degli anni ’80.

Sorto come corrente innovativa, rappresenta una rottura con l’arte tradizionale, sebbene poi acquisti in seguito tutte le caratteristiche di ogni altro movimento artistico, perdendo il suo originario significato “metropolitano”.

L’aspetto innovativo del Graffitismo sta nel supporto con il quale vengono create le opere, che non è dato da tele o da tavole, bensì da vagoni ferroviari e pareti del tessuto urbano, utilizzati come veicolo espressivo della propria creatività.

Importante è anche il target, rappresentato dal pubblico “di massa”, senza alcuna ricerca dell’appoggio di critici o galleristi.

Questa nuova espressività, fatta di immagini sintetiche, di colori accesi e contrastanti, e di un crudo linguaggio fumettistico, fa sì che l’uomo “riadatti”la propria percezione verso una nuova forma estetica, producendo quindi una diversa lettura della realtà, una visione critica della stessa.

Ed è questa immediatezza e questa spontaneità la ratio del Graffitismo: esso infatti nasce come un’impellente esigenza di ribellione ai fenomeni artistici legati alle industrie ed alle opere in serie, che si erano consolidati sul finire degli anni ’60.

Comincia inizialmente come arte di strada di esclusivo appannaggio dei giovani newyorkesi di colore, che fanno comparire sui muri della città scritte ed immagini realizzate con bombolette spray.

Lo spazio urbano, fatto di tunnel, stazioni e metropolitane, diventa il luogo per denunciare il disagio sociale diffuso soprattutto nei quartieri periferici, disagio patito dalle classi deboli a causa di un divario economico e culturale sempre più evidente.

Come interpreti importanti del Graffitismo vanno citati Keith Haring e Jean-Michel Basquiat,

che cercano nel tessuto cittadino le superfici adatte alle loro creazioni artistiche, utilizzando un linguaggio espressivo che diviene vero e proprio mezzo comunicativo.

Haring adotta una comunicazione che vuole esprimere tutti i disagi dell’essere contemporaneo: gli omini in frenetico movimento, i robot, i cani che abbaiano contro il video del televisore, sono il suo modo di denuncia verso il dominio tecnologico che omologa ed opprime, rappresentano una metafora della società nella quale l’uomo è la vittima di un esasperato consumismo.

Basquait, invece, realizza opere spontanee e dalla forte carica segnico-gestuale, in cui  compaiono figure primitive, frasi sparse e formule scientifiche, su fondi accesi e policromi.

Ciò è espressione della New York sotterranea, della caotica vita di strada, una realtà ben nota all’artista.

 

Un Commento a “Il Graffitismo”

Lascia un Commento