Archivio di agosto 2012

Enzo Cucchi – La Transavanguardia Italiana Museo Marca - CatanzaroProsegue sino al 1° Aprile la personale di Enzo Cucchi, noto esponente della Transavanguardia, ospitata al Museo Marca di Catanzaro.

La mostra, inaugurata il 17 Dicembre scorso, è curata da Achille Bonito Oliva e da Alberto Fiz, ed è promossa dalla Provincia di Catanzaro – Assessorato alla Cultura, con il Patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Regione Calabria, e della Fondazione Rotella.

Personalità di spicco nel panorama artistico internazionale, Enzo Cucchi nasce a Morro d’Alba, in provincia di Ancona, nel 1949, riscuotendo notevole successo già dagli anni Ottanta.

La pittura, per l’artista, è data dal connubio di forme, concetti e colori, che si sposano perfettamente superando le coordinate spazio temporali.

Le intime emozioni prendono corpo nell’uso di una cromaticità addensata, poi accennata, e si configurano in una sperimentazione a 360 gradi delle tecniche artistiche, spaziando dalla pittura alla ceramica, dal mosaico al bronzo.

Per il Marca Cucchi realizza un progetto inedito comprendente più di 50 opere recenti, tra dipinti, sculture e ceramiche, in un percorso di assoluta fusione tra i generi.

L’esposizione, infatti, non segue una linea cronologica o tematica, ma si sviluppa nelle sale del Museo su una base puramente emozionale.

Superando qualsivoglia forma di schematismo, l’artista aggrega forme e materiali eterogenei, meravigliando senza dubbio alcuno il visitatore di turno.

Citiamo, tra i lavori presenti, “Morsa”, una composizione di quattro metri sormontata da una rete metallica dipinta “sviluppantesi” assieme alla pittura, che si distanzia da ogni forma di rappresentazione tradizionale.

E poi “Robin Wood”, un’opera di oltre tre metri – un bosco minimale –  in cui, tra le fronde degli alberi, appare l’immagine di Van Gogh.

Un’esposizione particolarissima, dove il processo creativo si sviluppa quindi nella sua interezza. Da non perdere.

Alla Galleria Dino Morra Arte Contemporanea sarà visitabile, sino al 12 Aprile, la personale di Daniela Di Maro, a cura di Chiara Pirozzi, intitolata “Cuprum”.

Sita in Via Carlo Poerio 18, a Napoli, la location ospitante l’esposizione si prefigge l’obiettivo di valorizzare la ricerca e la sperimentazione di giovani artisti, dando loro l’opportunità di esprimere liberamente sè stessi senza alcuna limitazione stilistica, di linguaggio e di tecnica.

In tale prospettiva si inserisce la personale della giovane artista napoletana, da sempre impegnata nei settori artistici delle installazioni interattive e della videoarte.

Classe 1977, Daniela Di Maro ha al suo attivo numerose collettive  e personali, ed è vincitrice del concorso “Un’opera per il Castello 2011”, con il progetto dal titolo “Anastatica Sensibile”.

La premessa da cui parte in “Cuprum” è l’eterno dissidio tra natura e cultura, un dissidio caratterizzato dalla ricerca costante di un punto di incontro e di dialogo.

Al centro della mostra un’installazione interattiva, che dà il titolo alla stessa, frutto delle ricerche effettuate dall’artista sui rapporti intercorrenti tra i processi vitali, propri della natura, ed il progresso tecnologico.

Il rame, il cui nome scientifico è proprio “cuprum”, risponde perfettamente a tale ricerca:

è un ottimo conduttore di elettricità e termico, e all’interno di questo specifico progetto diviene lo strumento attraverso cui dare luogo “a un circuito elettronico alimentato dalla luce e modulato dalla presenza del pubblico”, secondo le parole della curatrice della mostra.

L’esposizione prosegue con la presentazione del video “Aracnometrica”, focalizzato sul duplice valore della tela, da intendersi al contempo come elemento tecnologico, perché frutto della tecnica attuata dal ragno, e come elemento naturale, perché necessario alla sopravvivenza stessa dell’animale.

Completa il percorso di visita la serie “Filo conduttore”, che rappresenta un continuum concettuale tra “Cuprum” ed il video, a significare l’intreccio e l’integrazione di differenti linguaggi espressivi.

CarteFino al 3 Aprile sarà visitabile “Carte”, la collettiva di opere di artisti, italiani e stranieri,

che hanno utilizzato la carta rendendola strumento di riflessione e forma artistica sorprendente.

La struttura presso cui è allestita la collettiva è Intragallery, in collaborazione con Galleria Studio Legale.

Sita in Via Vittorio Imbriani 48, Napoli, è una location dall’indubbio fascino, trovandosi nei sotterranei di Palazzo Bivona, edificio d’epoca con due ingressi, uno su Via Imbriani e l’altro su Via Carlo Poerio.

Concepita essenzialmente quale mezzo comunicativo, la carta assurge in questa esposizione a linguaggio espressivo efficacissimo, rivelando un’anima a molti sconosciuta.

Ad onta della sua apparente fragilità, si presta ad essere usata per realizzare infinite forme, che prendono vita divenendo spunto di osservazione e di apprezzamento.

Si resta letteralmente incantati dall’apprendere quanta versatilità è nascosta in questo materiale, e quanta creatività nasce dalle mani degli artisti che hanno preso parte all’iniziativa.

Gianluca Bagnasco, Alika Cooper, Enzo Distinto, Pino Falcone, Lello Lopez, Dacia Manto,  Saverio Mercati, David Paolinetti, Francesca Pizzo, Giuseppe Restano, Pietro Maietta, Mark A. Rodriguez, Fabio Saiu, Vidvuds Zviedris, hanno realizzato le proprie creazioni utilizzando molteplici tecniche, come incisione, scultura, acquavite, gouache.

Le opere presenti in questa esposizione sono pertanto molto variegate, sia per stile e provenienza, sia per i materiali adoperati, ma sono tutte caratterizzate da unicità ed originalità.

Ancora una volta l’arte presenta le sue mille sfaccettature, i suoi tanti volti, dimostrando pertanto la sua apertura ai diversi linguaggi espressivi.

L’arte è questo: un perfetto connubio di forme, idee, emozioni, tecnica, che prendono lentamente piede nella mente e poi nella mano dell’uomo, e siamo anche noi visitatori, intenditori e non, che contribuiamo con la nostra “curiosità positiva” e la nostra presenza ad incoraggiare la creatività giovanile ed i tanti modi per esprimerla.

Compositore sfrontato, pittore espressivo, scultore ispirato, innovativo nella tradizione,  Luigi Guarino ci disorienta e poi ci commuove. Mette insieme per noi frammenti di esistenze, resti di antiche barricate nello spazio ameno dei quartieri, tracce di lotte ancestrali tra bene e male, e poi attende.  Non c’è niente di semplice e risolutivo nell’arte di Guarino che prende sempre più le sembianze di un’archeologia del declino, dove i reperti giacciono sepolti sotto una fitta coltre di stratificazioni del peggio di cui siamo capaci. L’artista non giudica, ma ci costringe a guardare, a non voltare la faccia. È uno di Noi.

Segni, forme, ragnatele compositive si susseguono sul piano poroso di una tela, come nella argilla sovraimpressa di rinascita e purificazione (the shadows of the soul), ma riemergiamo da improbabili allegorie e persino dalla  violenza.

Nell’opera di  Guarino  quasi un affanno verso l’assoluto. L’ambiguità degli effetti dicotomici è solo un tramite per la liberazione spirituale, alimentata dall’uso pungente del nero su bianco, con un’apprezzabile tensione verso il minimalismo e la sintesi.

Nella complessità delle sue trame grafiche, ci colpisce lo sguardo compassionevole che ha l’artista per le umane debolezze, la dignità che comunque riserva ai  suoi “dispersi”, Peolpe Lost che rinnegano le proprie peggiori inclinazioni, alla ricerca di un riscatto.

Psicoterapeutica  e sincera, l’arte di Luigi Guarino è un lucido sforzo verso il miglioramento di sé. Uomini e donne nel difetto della propria umanità, sbagliano e ci riprovano, senza perdere mai la speranza di ritrovarsi.

Anna Maria Cecchini

E’ prossima alla chiusura la mostra “About fashion victims”di Cristina Mandelli.

Inaugurata giovedì 15 Marzo presso lo spazio Antonioli di Torino, in Piazza Carlo Emanuele II, 19, terminerà infatti il 31 dello stesso mese.

Dopo Milano e Lugano, Claudio Antonioli ha portato nella città torinese l’eleganza e la filosofia del suo stile, che si sposa perfettamente con la ricercatezza delle firme proposte.

about-fashion-victims

Capi certamente costosi, ma anche abbigliamento proposto da brand emergenti, e pertanto dalle cifre più contenute e di conseguenza alla portata di più tasche.

Il tutto in una boutique dal design minimal – alternativo, dove prevalgono i colori “notturni”: il nero, il grigio, il blu ed il marrone.

Il risultato è un ambiente di gusto, raffinato e di forte richiamo.

Lo spazio Antonioli parte dalla premessa delle tante sfumature artistiche presenti nella moda, e sulla base di tale punto di vista ospita al suo interno artisti che siano in linea con gli stili proposti.

In quest’ottica si inserisce la personale di Cristina Mandelli, che dipinge e disegna per raccontare un mondo fantastico, che simboleggia un vissuto interno. Le sue emozioni, i suoi stati d’animo più reconditi, e per tal motivo più veritieri, più autentici, ma anche le sue inquietudini, trapelano infatti dalle sue opere.

Un io puro, nudo, emerge dai suoi tratti, dalle creature che realizza, vestite di abiti dalle linee rigorose, eppur morbide.

Forte richiamo per la giovane artista è rappresentato dai trattati di anatomia e dalla grafica di antiche stampe, ove alcuni particolari del corpo sono riprodotti fedelmente.

Questa è la ragione per la quale è privilegiato il disegno a china in bianco e nero, perché importante è la precisione e la nettezza dell’espressività della tradizione grafica.

La rigorosità di Cristina Mandelli, tuttavia, non è aliena dalla contemporaneità, della quale le sue opere sono imbevute.