Archivio di giugno 2012

ICone - CYOP&KAF I loro disegni sono già conosciuti per essere presenti sui muri del centro antico e della periferia di Napoli, tra i vicoli e le strade della città.

Ma sono stati ospitati presso la galleria Hde di Piazzetta Nilo 7 sino al 5 Aprile ultimo scorso.

Si tratta dei writers napoletani Cyop&Kaf e la mostra si chiama ICone, dove il rigore si fonde con l’immaginazione, secondo le parole degli stessi artisti.

25 le opere esposte: tavole eseguite in acrilico e tempera su legno, in cui prevalgono il rosso, il blu ed il color oro. Il “marchio di fabbrica” è sempre il graffito metropolitano, anche se rivisitato, perché il graffito è politico, così come politica è la scelta dei writers di fare arte in strada, intervallando di tanto in tanto tale scelta con esposizioni “al chiuso”, come nel caso di

ICone appunto.

Le immagini sono cupe, a tratti inquietanti, frutto del disagio dei nostri tempi.

Probabilmente, tuttavia, lasciano trapelare caratteri e segni meno “scioccanti”, propri per esempio dell’esposizione avutasi al Largo Baracche ai Quartieri Spagnoli qualche anno fa.

Rappresentano il clima culturale che si respira nella città, il degrado, la problematicità latente.

Non sono assolutamente opere di facile lettura, e nemmeno pretendono di esserlo: solo, non vanno demonizzate aprioristicamente.

La mostra è stata inaugurata lo scorso 16 Marzo nel cuore della città partenopea, presso la predetta galleria Hde, nata nel 2006 con l’obiettivo di promuovere eventi artistico – culturali, valorizzando le attività di ricerca nei settori dell’arte, dell’architettura e della letteratura.

E sicuramente la mostra dei writers napoletani, dall’identità ancora sconosciuta – forse un duo, forse una sola persona, forse un insieme di persone – contribuisce ad essere ancora un’altra goccia nello sterminato oceano della creatività artistica e dei tanti modi per esprimerla.

IO SONO. Talking and Sensory Paints -  Paints Personale Di Pittura di Olga Marciano

E’ prossima alla chiusura la personale di Olga Marciano dal titolo “Io sono”.

Allestita presso l’ex Museo del Falso, all’interno delle sale dell’Archivio dell’Architettura Contemporanea di Salerno, in via San Benedetto, è stata inaugurata il 4 Aprile scorso, e chiuderà i battenti il giorno 8.

Patrocinata dal Comune di Salerno, rappresenta un nuovo ed innovativo modo di fruizione dell’arte, che travalica la tela intesa come “sede” dell’opera.

Con l’utilizzo della voce e di passaggi multisensoriali, infatti, l’artista realizza “quadri parlanti”, cercando di sviluppare tra l’opera stessa e il visitatore un percorso narrativo, all’interno del quale il soggetto raffigurato saluta, presentandosi al pubblico e raccontando se stesso. In tal modo si stabilisce una relazione opera – visitatore, che conduce quest’ultimo in una dimensione immaginaria e fantastica. Si potrebbe persino parlare di una sorta di empatia, e di “partecipazione” all’intimo messaggio e pensiero trasmesso dal dipinto.

Un nuovo coinvolgimento, dunque, non più “localizzato” al quadro, alla tecnica e ai colori adoperati dall’artista, e alle emozioni che il lavoro
La mostra costituisce un viaggio all’interno dell’universo femminile: tutte le opere, infatti, che hanno nomi di donne (Miriam, Alice, Marina..) ritraggono figure simbolo di determinate categorie, a partire da Wilma e giungendo alle donne dei giorni nostri.stesso può suscitare, ma vertenti su più piani, su più sensorialità.

L’artista Olga Marciano, nata a Salerno nel 1962, è laureata in Giurisprudenza con 110 e lode, ma ha sin dalla più tenera età manifestato interesse per la pittura.

Dal 2006 comincia a prendere parte a varie esposizioni e a organizzare mostre.

Attraverso la pittura, l’artista entra in contatto con le sue emozioni più autentiche e veritiere,

si allontana dal trambusto quotidiano per ritrovare pace e serenità.

Nelle sue tele, dai colori vividi e netti, emerge sempre una femminilità discreta e raccolta.

Janus TravestitoLo scorso venerdì 9 Marzo la Galleria Annarumma, sita in Via Carlo Poerio 98, Napoli, ha inaugurato “Janus Travestito”, la prima personale italiana del giovane artista americano dal nome in codice Carter.

Già conosciuto al pubblico artistico americano ed europeo, ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, tra cui citiamo “Erased James Franco”,  MoMa, New York, e Tate Gallery, Londra; “Peripheral Vision and Collective Body”, Museo d’Arte Contemporanea, Bolzano; ”Stasis/Front”, Salon 94, New York.

Classe 1970, Carter attualmente vive e lavora a New York, e per questa sua prima esposizione in Italia ha scelto la città partenopea, presentando una serie di opere pittoriche a tecnica mista.

Fulcro e filo conduttore della sua ricerca è l’identità dell’uomo, rappresentata nei suoi lavori, siano essi disegni, quadri, sculture, fotografie, o video, attraverso particolari del corpo umano: teste, nasi, occhi.

In “Janus Travestito” l’artista si concentra sulla testa, la parte anatomica che più identifica un corpo, raccontando la sua storia: dipinte ad acrilico e china e dalla forte connotazione materica, le tele realizzate per questa esposizione presentano bianchi drappi di cotone squarciati e lacerati, che coinvolgono il visitatore, quasi invitandolo a scrutare dentro, a guardare oltre la superficie pittorica, scoprendo cosa si cela nell’opera, e dietro la maschera dell’uomo comune.

Fil rouge della suddetta personale è dunque l’eterna lotta tra l’essere e l’apparire, concetto questo più volte argomento letterario, e che invece con Carter si riveste di una palpabilità, perché si fa attuale, frutto di paure figlie dei nostri giorni, dei tempi odierni.

La sensazione di horror vacui è tuttavia smorzata da piccole e tenui cromaticità, che agevolano il superamento dell’iniziale senso di smarrimento esistenziale che si prova

interfacciandosi con i lavori presenti negli spazi della galleria.

La personale di Carter, visitabile fino al 30 Aprile, rappresenterà senza dubbio occasione di riflessione.

LichtkammerLo scorso 10 Marzo è stata inaugurata presso la galleria Swing di Benevento, sita in Via Arcivescovo Pacca 14 – 16, “Lichtkammer”, la personale di Harry Thaler.

Designer altoatesino, è nato a Merano nel 1975 e vive e lavora tra Merano e Londra.

In questa esposizione, curata da Antonella Palladino, l’artista si relaziona con elementi e materiali che hanno rappresentato un territorio o un’epoca, assurgendone a simbolo.

Il “tradizionale”, il “vecchio”, viene reinterpretato, assumendo una nuove veste, senza però perdere la propria identità.

Anche una semplice idea, come un quadrato di seta e le svariate combinazioni che si possono realizzare con questo pregiato materiale, costituisce il punto di inizio, la genesi, dei suoi lavori.

Ed è proprio la pregiatezza dei tessuti la protagonista di questa personale.

Il designer infatti ha stabilito un legame con il territorio campano e soprattutto con il Real Sito di San Leucio, patrimonio UNESCO dal 1997.

Attento quale è al recupero e al consumo sostenibile, ha utilizzato tuttavia solo gli scarti di questi pregiati tessuti: damaschi, liserè, che tra le sue mani hanno assunto nuova foggia,

conservando però la propria “anima”, la propria essenza.

Citiamo la serie di lampade di acciaio, rivestite, mediante un sistema di piegatura manuale,

di scampoli di seta.

Va sottolineata la prestigiosa industria tessile Fratelli Bologna e Marcaccio, che ha fornito i tessuti utilizzati per questa mostra.

Con la sua personale Harry Thaler ha dimostrato che il design industriale e l’artigianato possono sposarsi e trovare un’armoniosa sintonia.

Un’unione e contaminazione tra i linguaggi perfettamente riuscita.

Obiettivo, quest’ultimo, che incontra quello proprio della galleria Swing, che dal 2011, anno della sua nascita, si è distinta come luogo dedicato alla ricerca nel design contemporaneo.

Nomi noti ed emergenti sono proposti e promossi dalla galleria, che ospita la personale in oggetto sino al 5 Maggio.

 

Fino al 20 Aprile sarà visitabile la personale di Vincenzo Iodice, dal titolo “Periferie Interiori”.

Inaugurata il 4 Marzo ultimo scorso presso la Galleria d’arte contemporanea Pagea sita in Via Concilio 50 ad Angri, Salerno, è organizzata in collaborazione con Apollonia Ateliers e curata da Marco Alfano.

Classe 1981, l’artista, nato a Marcianise (Caserta), si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziando il suo percorso espositivo presso lo Spazio 81 di Aversa nel 2009, anno al quale sono seguite altre esposizioni, tra cui citiamo Magmart, rassegna internazionale di video arte svoltasi al Pan di Napoli nel 2010, ed al Cam di Casoria l’anno successivo.

Pittore, scenografo e video-artista, in questa mostra Vincenzo Iodice presenta circa 20 opere, frutto del lavoro degli ultimi due anni.

Tali opere incarnano le offese e le ferite inferte al paesaggio dalla società post-industriale. La pittura è volutamente aspra, segno dell’umanità dolente delle periferie e dell’animo profondamente lacerato.

Prevalgono i toni grigi per rappresentare l’area urbanizzata tra Napoli e Caserta, intervallati da qualche sprazzo di colore che cattura l’attenzione del visitatore. Ma la bellezza delle opere, anche se scarna, trapela in tutta la sua solennità.

Ciò si riscontra, ad esempio, nel grande ripetitore d’acciaio del Santuario di San Michele, che sovrasta la valle di Maddaloni, e nei cieli attraversati da improvvisi bagliori.

Sono immagini che invitano alla riflessione, al raccoglimento, a momenti di intima meditazione.

La Galleria d’arte contemporanea Pagea, location presso cui è allestita la personale in oggetto, ha sino ad oggi ospitato pittori e scultori, spianando la strada alle arti pittoriche e figurative.

E’ un luogo aperto ad iniziative culturali e a tutti coloro desiderino esporre i propri lavori.

Una struttura, dunque, che crede nell’arte e che è a favore dell’arte, quale importante patrimonio da preservare, promuovere ed incentivare.