Archivio di aprile 2012

Oltre la Paralisi. Area di Mobilitazione Artistica URTO!

Il collettivo di artisti napoletani dal nome “Urto!” ha presentato lo scorso 10 Marzo una rassegna di arti visive e performative.

La mostra proseguirà fino al 24 di questo mese ed ha lo scopo di rappresentare la paralisi sotto diversi punti di vista: politico, sociale, scientifico, teatrale, musicale, filosofico, antropologico, poetico, filosofico, culturale, nella totale libertà espressiva.

Qualsiasi tecnica o linguaggio viene pertanto adoperata dal collettivo per esprimere nella spontaneità assoluta il talento artistico quale contributo per una società migliore.

Location scelta per l’esposizione il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, che dallo scorso 2005 ha sede nel settecentesco Palazzo Roccella, in Via dei Mille 60.

Una superficie di circa 6000 mq che offre spazi espositivi, di consultazione, mediateca e strumenti utilizzati per la conoscenza e lo studio delle opere che rappresentano ogni forma dell’arte contemporanea: pittura, scultura, architettura, fotografia, design, video arte, fumetto.

Ma anche laboratori creativi, rassegne cinematografiche, incontri di letteratura ed eventi creativi arricchiscono il palinsesto degli appuntamenti di questa nuova realtà napoletana che si pone come anello di congiunzione e come tramite tra l’artista e il mondo esterno, come veicolo espressivo e conoscitivo dei linguaggi artistici.

Un polo artistico – culturale, dunque, di grande impatto, che con le sue tante e articolate proposte offre sempre più stimoli ed interessi ai cittadini ed ai turisti che visitano la città.L’incontro e il confronto tra esperienze variegate conferma lo scopo del Pan, che si prefigge di aprire la porta a progetti di ampio respiro, di vocazione internazionale.

Le sale adibite a tutte queste iniziative poi, di grande respiro architettonico, costituiscono un perfetto binomio tra modernità e tradizione storica, conferendo alla struttura un fascino che vale a far considerare il Pan uno dei più belli e prestigiosi Palazzi di Napoli.

Re - Cycle

L’arte del riciclo è in mostra al Maxxi di Roma.

Il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo ospita infatti, sino al 29 Aprile di quest’anno, Re – Cycle, strategie per l’architettura, la città e il pianeta, una grande esposizione di fotografie, disegni, progetti di urbanistica e paesaggio, modelli, che dialogano con le opere di artisti, videomaker, designer. (www.fondazionemaxxi.it).

Ma il riciclo è analizzato anche mediante parole, idee, oggetti, i quali tutti evidenziano cheTanti i nomi di architetti e artisti contemporanei che hanno preso parte a questo importante progetto, finalizzato a dimostrare che il riciclo è uno dei massimi generatori di energia creativa: citiamo, ad esempio, la High Line newyorkese di James Corner e Ds + R,  i dischi di Jimi Hendrix incisi sulla lastra di un cranio fratturato nella Russia della Guerra Fredda, ed i filmati di Blob che riusano spezzoni di materiale televisivo.

lo stesso è non solo un dispositivo economico, ma anche uno dei più attuali mezzi di ricerca espressiva degli architetti contemporanei.

Una mostra, quella di Re – Cycle, che ben conferma la consapevolezza del Maxxi di quanto sia di vitale importanza promuovere ed incentivare le tante espressioni di creatività di un paese come il nostro da sempre distintosi dal punto di vista artistico ed architettonico.

Una “mission” dunque, protesa verso il futuro, fatto non solo da opere d’arte simbolo del nostro secolo, ma anche da lavori frutto di commistione e sovrapposizione di differenti linguaggi espressivi.

Non va dimenticato che l’arte, essendo un linguaggio basato su icone e simboli, svolge l’importante funzione di essere un mezzo di comunicazione. E sicuramente l’universalità della comunicazione artistica permette di venire in contatto e di comprendere mondi e culture potenzialmente in attrito, favorendo così il rispetto e la coesistenza delle differenze.

<<[…] Una siciliana venuta a Roma due o tre anni fa ha sradicato da sé tutti quei pregiudizi e quel senso di falsa maternità (e modestia) per cui tutte le pittrici hanno la loro discendenza […] per la prima volta possiamo vedere, come non è affatto vero che una pittrice deve essere delicata a tutti i costi; anzi possa benissimo esprimere un pensiero con forza e un giudizio sulla forma più di un qualsiasi altro pittore.>> Cosi, nel 1952, Giulio Turcato definiva la pittrice Carla Accardi in occasione della sua mostra personale, e con queste parole è già chiaro a grandi linee il profilo di un’artista che occupa un periodo, come quello dopo la seconda guerra mondiale, peculiare e florido nell’esplosione delle sue forme espressive.

A partire dal 1945, infatti, il panorama artistico italiano fu caratterizzato da un dualismo di prospettive che vedeva da una parte i sostenitori della corrente realistica, i quali confluirono nel Fronte Nuovo delle Arti (FNA). Questo movimento nacque come un’alleanza tra artisti antifascisti che avevano come scopo quello dell’impegno nella trasformazione sociale e politica del paese. Nel 1946 il loro manifesto dichiarava <<[…] Pittura e scultura, divenute strumento di dichiarazione e di libera esplorazione del mondo, aumenteranno sempre di più la frequenza con la realtà; l’arte non è il volto convenzionale della storia, ma la storia stessa, che degli uomini non può fare a meno.>>

L’altro lato della medaglia era invece rappresentato da una ricerca di tendenza astrattista che si allontanava molto da quello che era il momento storico politico attuale, sbrigliandosi dalla forma concettuale socialista e cercando nella violenza dei colori, nel formalismo esasperato, un modo per esprimere la propria immaginazione, in una concezione tesa al superamento del reale. Alcuni artisti in favore di questa presa di posizione andarono a infoltire il gruppo che prese il nome di Forma 1 e al quale partecipò anche Carla Accardi. Gli appartenenti a questo gruppo, pur restando sostanzialmente antifascisti, perpetuavano un percorso che si arrogava il diritto di allontanarsi  dalla rappresentazione spaziale fittizia, in favore di forme astratte. Giunta quindi a Roma l’Accardi cominciò subito a frequentare lo studio di Gattuso, un ambiente ricco di stimoli e animato allora da molti giovani artisti e già da subito la sua personalità si espresse in favore di uno smantellamento di tutti i luoghi comuni che vestivano le pittrici da tempo immemore, quali delicatezza, canoni di bellezza compositiva, pittura realista e sempre legata a concetti sociali riconoscibili. La pittrice si allontanò da queste idee, considerate ormai stantie e decise di lavorare con sagome arrotondate, campite da colori caldi, agglomerati di cellule che ricordano un macroscopico particolare biomorfico. Conclusa l’esperienza in Forma 1, Carla Accardi decise di intraprendere un nuovo percorso personale, sperimentando nuove tecniche. La tela ora era posta a terra e il materiale utilizzato, la caseina, dava vita a forme bianche su fondo nero che esprimevano un’idea di antipittura bicromatica. Dal 1965 al 1981 l’Accardi rivolse la propria attenzione a un tipo di arte puramente materica, dipingendo direttamente su plastica, opere come “Triplice Tenda” sfondano la barriera della tela avvolgendo l’ambiente e facendo dello spettatore osservatore e esploratore allo stesso tempo. A partire dagli anni Ottanta Accardi tornò però alla tela tradizionale, sviluppando motivi astratti e pluralità infinite di forme e colori con le quali ancora oggi dimostra di essere perfettamente attuale nel panorama dell’arte contemporanea.

Giulia Garzia

Cyprien Gaillard è attualmente uno dei giovani artisti più riconosciuti sulla scena internazionale dell’arte contemporanea. Con i suoi soli 31 anni può vantare una brillante carriera costellata da numerose mostre ed importanti premi riconosciuti a livello mondiale, tra gli ultimi: il Premio “Marcel Duchamp 2010” conferito dall’ADIAF (Associazione per la Diffusione dell’Arte Francese), in collaborazione con il Centro Pompidou nell’ambito della Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Parigi. Attualmente, grazie alla vittoria del premio Marcel Duchamp, il Centro Pompidou espone una sua personale.

Quest’anno è stato invitato a partecipare alla cinquantaquattresima Biennale di Venezia negli spazi del padiglione centrale.

L’ultimo importante riconoscimento l’ha ottenuto con il suo film Artefacts, vincendo  il “Premio della Galleria Nazionale per i giovani artisti” a Berlino, città in cui l’artista ha scelto di vivere da alcuni anni.

Gaillard nasce a parigi nel 1980, studia arti visive alla scuola cantonale di Losanna in Svizzera, che conclude nel 2005. Immediatamente il suo lavoro ha riscontrato forte interesse da parte dei professionisti e della critica d’arte, ancora studente espone nella galleria parigina Nuit d’encre, e da questo momento la sua carriera conosce una rapidissima e costante impennata. Attualmente è rappresento in Francia da Bugada & Cargnel, in Germania da Sprüth Magers ed in Gran Bretagna da Laura Bertlett.

Gaillard sviluppa una pratica artistica ricca e varia, che va dall’incisione al video, passando per la pittura, la fotografia, l’installazione o ancora la performance.

Cyprien Gaillard non corrisponde allo stereotipo dell’artista che lavora chiuso nel suo studio, ma attraversando il mondo con i sui viaggi cerca di confrontarsi fisicamente e interiormente ai paesaggi, naturali ed urbani, che cattura così come sono. Centro della sua opera, appunto, sono i paesaggi caratteristici delle periferie con la loro architettura modernista fatta di grandi insiemi di colossali stabili in cemento armato.

Si interessa alle complesse relazioni che intercorrono tra architettura e natura e sviluppa una riflessione basata sull’intervento dell’uomo nel paesaggio e sulle tracce che questi imprime in esso, analizzandone la particolare interazione tra tempo e materia, riallacciandosi al discorso dell’entropia di Robert Smithson, approdando così al motivo romantico della “rovina”. Le sue “rovine” sono però quelle dell’architettura modernista, che negli anni ‘50 ‘60 o ‘70, si ergevano come utopia di una vita sociale perfetta, mentre adesso sono diventati il simbolo del malessere della periferia, le attuali politiche statali vertono quindi ad una cancellazione massiva di questi edifici, considerati come degli errori del passato. Gaillard si pone in un’ottica di “testimone cosciente” di questa tendenza attuale, considerandola un atto di vandalismo pubblico. In queste demolizioni, che sono spesso al centro della sua opera, egli vede la fine degli ideali architettonici, sociali e politici del Modernismo. Registrando le demolizioni tramite i supporti fotografici o video, egli si pone come un archeologo della contemporaneità, che cataloga i reperti archeologici di domani.

Quest’estetica del vandalismo la ritroviamo nella sua pratica artistica: in alcune sue video-performances intitolate Real Remnants of Fictive Wars vandalizza diversi tipi di paesaggi con grandi estintori industriali o presenta opere canoniche di paesaggi deturpate da colpi di pittura bianca (the new picturesque); ma partendo da tutta questa violenza Gaillard riesce a esternare la paradossale bellezza di questi paesaggi deturpati, reinventando un moderno concetto di pittoresco e sublime romantico.

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Play with food

Il cibo diventa un’arte, non solo culinaria. Succede a Torino, dove, dal 28 Marzo al 1° Aprile, si svolgerà la terza edizione di Play with food, festival di arti visive e performative in cui giovani artisti mettono al centro dei propri lavori il cibo, utilizzando spettacoli teatrali e di danza, ma anche fotografie, mostre e video.

Il progetto è frutto dell’idea dei Cuochivolanti e dell’Associazione CuochiLab, un gruppo di cuochi ed artisti impegnato sul doppio fronte del teatro e della cucina, in collaborazione con l’Associazione Baretti, l’Associazione Qubì ed il Circolo dei Lettori.

Scopo del progetto quello di “svestire” il cibo di un’accezione meramente enogastronomica, per farlo assurgere a momento di intima riflessione artistica.

Attori, videomakers, fotografi delizieranno il pubblico con le loro mostre, aperitivi-cabaret e rappresentazioni, in un perfetto connubio di professionalità ed originalità.

Qualche esempio delle opere proposte? Citiamo gli Eatable Jewels, gioielli di design da indossare e da mangiare, o la pièce L’anima in bocca, imperniata sulla reazione del nostro apparato digerente nel momento in cui veniamo scossi da forti emozioni.

Ma non mancheranno eventi speciali che andranno ad arricchire il festival, come Ricettario/Lato B, a cura di Teatro Neo/Chiara Vallini, un’installazione performativa itinerante avente come tema oggetti di design ispirati al cibo.
Un modo per dare visibilità a tanti giovani artisti che propongono in assoluta libertà creazioni dove il cibo è l’indiscusso protagonista.Innovazione, originalità ed entusiasmo sono, dunque, gli ingredienti di questa kermesse che è giunta al suo terzo anno dopo le due precedenti e fortunate edizioni.

Il cibo come momento di convivialità, ma anche come spunto artistico, filosofico e politico,

senza tralasciare il gioco ed il divertimento.

Non solo un nutrimento per lo stomaco, ma anche per l’anima, che sicuramente resterà positivamente sorpresa da questa iniziativa.

Per maggiori informazioni www.playwithfood.it.