Archivio di aprile 2011

Forse sorprende, ma non è Milano, la città italiana più attiva nell’arte contemporanea, ovvero quella con più artisti, più mostre e più compravendite, bensì Torino.

Torino ha il primato italiano dell’arte contemporanea, ma presto il grande lavoro fatto per anni in questo settore potrebbe, almeno in parte, andare perduto. A lanciare l’allarme è Danilo Eccher, già direttore del Macro di Roma e ai vertici dei musei di Trento e Bologna.

Per Eccher, Torino può contare su un rapporto privilegiato con l’arte contemporanea, non limitato temporalmente ad alcuni mesi l’anno come Venezia con la Biennale, non frenato dalla classicità di Roma, libero dai condizionamenti economici di Milano, ma ora anche Torino risente del difficile momento economico in cui in Italia si taglia in molti settori, in primis quello culturale e, in particolare proprio nell’arte contemporanea. Un esempio di quanto spesso il contemporaneo sia dimenticato nel nostro Paese è evidente anche nel ruolo assolutamente marginale che a quest’arte è stato dato nei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità nazionale.

Torino dispone di un sistema forte che unisce pubblico e privato, attraverso il lavoro di musei, fondazioni, gallerie d’arte e collezionisti, ma questo grande substrato, che ha permesso alla città di ottenere un considerevole prestigio internazionale nel settore, viene troppo spesso svalutato in patria.

Per permettere alla città e all’Italia intera di crescere e continuare nel lavoro di valorizzazione dell’arte contemporanea bisogna innanzi tutto mutare il modo con cui vi ci si rapporta. Si deve continuare a considerarla importante, ma non solo in quanto risorsa culturale o economica, bensì come strumento di vero e proprio riscatto sociale. Un volano straordinario per l’economia e la nostra identità sociale e culturale nel mondo. Un mezzo privilegiato per leggere ed interpretare i cambiamenti della società in cui viviamo. Per tutti questi motivi è estremamente importante continuare ad investire nell’arte contemporanea.

Bisognerà continuare ad impegnarsi per far crescere l’immagine dell’arte italiana nel mondo, ma soprattutto per farla riconoscere e amare entro i confini nazionali, dove attualmente è più debole e a rischio.