Archivio di marzo 2011

Il pittore Mario Schifano, nasce a Homs (Libia) 1934. Nel 1948 la sua
famiglia si trasferisce a Roma.
Lavora con il padre, archeologo e restauratore presso il museo Etrusco di
Valle Giulia. Negli stessi anni inizia a dipingere, seguendo l’influsso
materico dell’arte informale.

Nei primi anni ’60, con la serie dei monocromi, inizia un nuovo stile
espressivo, che si riallaccia ai modelli dell’arte Nord Americana.
Sono gli anni dei viaggi a New York, degli incontri con Andy Warhol, della
nascita della “Pop Art italiana” che lo vede protagonista in quella che è
definita la “scuola di Piazza del Popolo” (gruppo di Pittori che si
incontrano presso il “Bar Rosati” formato da Festa, Angeli, Uncini, Lo
Savio, Pascali, Kounnellis, Fioroni, Ceroli, Mambor). Negli stessi anni
partecipa alle biennali di Venezia ed escono nelle capitali internazionali
dell’arte mondiale (New York, Londra, Parigi).
Negli anni ’70 l’interesse dominante per l’immagine, lo porta ad allargare
la sua attività creativa nei campi della fotografia della cinematografia e
della televisione. Sebbene questo interesse per l’immagine l’accomuni alla
Pop Art Nord Americana, l’arte di Schifano si muove su un terreno culturale
dalle radici più ramificate e profonde di quelle statunitensi.

Mario Schifano romano ma di statura mondiale da Cèzanne a Picasso, dal Futurismo al Surrealismo un tale filtraggio dell’immagine attraverso l’esperienza decantata delle avanguardie , non solo rende delle opere di Schifano d’elevato spessore filologico, ma conferisce alle stesse un’efficacia evocativa ben superiore a quella della successiva
transavanguardia.

A partire dagli anni ’80, la pittura di Schifano si
indirizza sempre più verso una declinazione di tipo espressionistico
astratto: i temi del sociale sembrano distaccarsi dalla dimensione reale per
assumere una valenza mitica concettuale, mentre il linguaggio astratto,
liberatosi da ogni riferimento stilistico, segue, in una versione
personalissima ed inconfondibile, l’istinto divinatorio di derivazione
surrealista.
Un riferimento resta costante ed insostituibile per Schifano: la
“televisione”.
Fonte primaria delle immagini da catturare, immagazzinare, rielaborare e
digerire, essa assume e svolge fino all’ultimo, per Schifano, la funzione di
vera e propria musa ispiratrice.
La tematica di Schifano tratta : i monocromi, i televisori, i distributori,
i cartelli stradali, la cocacola, la bicicletta, la finestra, la palma, i
paesaggi anemici, la quercia le nature morte, i gigli d’acqua, tutte stelle
e gli omaggi a Paul Cèzanne.

Del maestro Schifano hanno scritto i più famosi critici italiani.
Le sue opere sono già presenti nei maggiori musei italiani e stranieri
(Metropolitan di New York, Londra , Parigi, Roma, Firenze).

Da mercoledì 16 marzo al 31 marzo, nel prestigioso Palazzo Gravina,  sede della Facoltà di Architettura  dell’Università di Napoli, sarà inaugurata la mostra personale di Evan De Vilde intitolata “L’Arte della memoria/La memoria dell’arte”. L’esposizione, curata da Antonio Filippetti, è patrocinata dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno, dall’Unione Nazionale Scrittori Artisti e dalla Università Federico II di Napoli.

Evan De Vilde espone per l’occasione i suoi ultimi lavori, frutto della personale ricerca di un archeorealismo figurativo capace di coniugare l’antico con il contemporaneo. A questo proposito Antonio Filippetti nella presentazione in catalogo scrive  che ci troviamo  di fronte ad un operatore insolito ed originale nel panorama artistico e che potremmo definire l’artista come  “un ostinato archeologo (o forse perfino speleologo)  che va a scovare nei relitti dell’antichità  i resti di  una esperienza dimenticata e li riaccende tanto per dire con una sensibilità tutta presente  e soprattutto in grado di definire un tempo “contraddicendolo”, ovvero offrendoci uno spaccato culturale ed esistenziale che al di là del fascino che emana ci impone un momento di assorta ma fruttuosa riflessione”. In quest’opera diremmo di scavo nella memoria si concentra  infatti efficacemente anche il messaggio  concettuale che l’artista intende suggerire col proprio lavoro.

La mostra sarà visitabile fino al 31 marzo prossimo. L’artista ha in programma successivamente un tour espositivo in diverse altre località sia nazionali che internazionali.

La Cina è ormai stabilmente la seconda economia mondiale, tutti sappiamo che questo grande paese può contare su un’economia estremamente vitale, e nelle nostre città abbiamo sotto gli occhi l’operosità di questo popolo.

Quello che forse non sappiamo però è che i nuovi ricchi, o in molti casi super ricchi, cinesi, stanno sviluppando gusti sempre più occidentali e sofisticati e stanno, lentamente, sottraendo primati a quella che per il momento resta la prima economia del pianeta, ovvero gli Stati Uniti.

Pechino, negli ultimi anni, è diventata, senza che molti se ne accorgessero, la nuova capitale mondiale del mercato dell’arte contemporanea.

Dal terzo posto del 2007, dopo USA ed Inghilterra, nel 2010 è avvenuto il sorpasso e oggi, la Cina si conferma il più grande mercato del mondo per la compravendita di opere d’arte.

Più nel dettaglio, nel 2010 la Cina ha visto il 33% delle vendite globali di pittura, scultura, grafica ed installazioni, contro il 30% degli Usa, il 19% del Regno Unito e il 5% della Francia.

Ma cosa comprano i Cinesi, a quali Paesi guardano con maggiore interesse? Quali sono gli artisti più quotati?

Tra i dieci artisti più apprezzati ci sono ben quattro cinesi, l’anno scorso Fu Baoshi ha generato con le sue opere scambi per 112 milioni di dollari. Qi Baishi, Zhang Daquian e Xu Beihong hanno fatto ancora meglio. Ci sono poi da tenere in grande considerazione le giovani generazioni di artisti cinesi che si stanno imponendo con forza all’attenzione dei collezionisti, e non solo entro i confini nazionali.

Nella classifica mondiale degli artisti contemporanei più apprezzati, ci sono infatti molti artisti cinesi, molto conosciuti anche fuori dal loro stesso Paese. Si tratta di Zeng Fanzhi, Chen Yifei, Wang Yidong, Zhang Xiaogang, Liu Xiaodong e Liu Ye, nonché il famoso Ai Wei Wei conosciuto anche per alcune opere realizzate su reperti come il logo di Coca-cola su di un vaso della dinastia Hang, stessa filosofia ma di natura più raffinata userà l’italiano Evan De Vilde nella sua sperimentazione dell’archeorealismo ma senza rompere né scalfire in nessun modo il reperto archeologico. Nella stessa classifica, per fare un paragone tra Cina e USA, compaiono solo tre americani Basquiat, Koons e Prince.

Inoltre, non è solo Pechino a trainare il mercato dell’arte, altre importanti città come, Hong Kong e Shanghai, stanno contribuendo a rendere la Cina sempre più protagonista del settore.

Storiche case d’asta, come Christie’s e Sotheby’s, sono già da tempo attive nel Paese, ma esistono poi anche importanti gallerie, centri d’arte e case d’aste tutte cinesi, di cui presto potremo sentir parlare anche da noi.

La Cina insomma si conferma come un grande Paese, una grande economia e, soprattutto, una grande cultura, chi considera i cinesi solo produttori di beni di largo consumo e scarsa qualità, commette un grave errore, la Cina, come le altre economia emergenti, ama il bello, ama e produce arte e naturalmente a questa passione fa seguito un giro d’affari estremamente rilevante.